giovedì 8 febbraio 2018

Visita alla cantina CINGILIA - 07/06/2017

CINGILIA – Visita alla cantina

Come immaginereste l’ambientazione per un’attività vitivinicola giovane ma con forti legami con la tradizione? Quali potrebbero essere gli “ingredienti” utili o necessari per lo sviluppo e la crescita di una piccola azienda familiare? Servirebbe un terroir come ad esempio le colline pescaresi vicino Cugnoli, vigneti nuovi e vecchie pergole, poi magari una piccola cantina attrezzata in mano ad un giovane enologo con le idee chiare.
Ecco fatto: questo è quello che abbiamo trovato visitando la cantina Cingilia, dove vive e opera Fabio Di Donato. Appena trentenne, è lui il factotum della piccola azienda di famiglia che gestisce da qualche anno.

Solo vitigni autoctoni per una produzione che per ora si attesta intorno alle quindicimila bottiglie per anno.
Il nome scelto si riferisce ad una famigerata capitale dell’antico popolo dei Vestini che sorgeva su queste colline, nota per essere stata l’ultima città di questa parte di Abruzzo ad essersi arresa all'impero di Roma.
Questa immagine di indipendenza e di passione potrebbe già rivelare qualcosa sul giovane vignaiolo.
Il suo lavoro parte dai vigneti, che cura affiancato dai familiari, e ricomincia ancor più intensamente in cantina, il suo vero regno: scopriamo così i modi di un tecnico metodico dalle scelte accurate, apparentemente schivo e taciturno, con i freschi ricordi degli studi che lo portano al rispetto della tecnica ma anche alla consapevolezza di fare bene.

La sorpresa che più ci stuzzica è che questa veste da professionista lascia anche spazio non solo alla creatività ma anche all'intreccio con le tradizioni: tappi a corona e gabbiette pronti per nuove linee di spumanti da una parte, lasciano spazio anche ad un tino in acciaio per una fermentazione spontanea.
Infatti, anche la “bolla” troverà il suo ruolo nella piccola produzione, strizzando l’occhio non solo al mercato, ma anche alla voglia di sperimentare del giovane Fabio: la Cococciola è stata scelta per la rifermentazione sur lie e invece addirittura una parte del Montepulciano seguirà i processi del Metodo Classico.
La tentazione di avvicinarsi al mondo del “Naturale” invece, senza dover stravolgere la forma mentis che gli studi gli hanno fornito, gli è arrivata da una piccola vecchia vigna di Trebbiano presa in affitto e che un giorno si ripromette di acquistare. Un classico tendone di circa 50 anni dai fusti enormi e ancora rigogliosi posti a tre metri di distanza gli uni dagli altri, che non rientrerebbero quindi nei 2,5 metri della DOC, gli ha fornito l’occasione di uscire dalle file serrate della burocrazia e della tecnica moderna, sperimentando una vinificazione senza lieviti selezionati.

Seduti all’ombra del cortile antistante la cantina, questi sono i vini degustati in sua compagnia.


Bolla”…?
La sperimentazione di pari passo con la curiosità: con una resa del 30%, Fabio porta in cantina una piccola parte di uve non mature di Montepulciano d’Abruzzo che velocemente passa in pressa per evitare i toni rosé. Questa piccola anticipazione di un prodotto non ancora pronto per la vendita sorprende per una effervescenza non esageratamente fitta e un colore paglierino già lucente. I lieviti in primo piano coprono per ora la freschezza e i frutti rossi al naso spiazzano piacevolmente i ragionamenti fatti nell’analisi visiva.
Aspettiamo curiosi l’arrivo del corpo e di qualche morbidezza in più a piena maturazione.

Pecorino IGT Colline Pescaresi 2016
Un bianco da impianti recenti di 4 anni che assume subito i toni caldi sul giallo intenso, anche al naso, con pesca, albicocca e vena tropicale su floreale di ginestra. L’acidità avvertita non è esagerata e il palato è avvolto dal calore alcolico. Da abbinare a piatti di sostanza.

Rosato 2016
L’uscita anticipata di questa linea per il mercato delle feste natalizie obbliga alla dicitura generica di “rosato”, ma valorizza un vino corretto pensato per una pronta beva. Nessuna sbavatura e piena corrispondenza naso/bocca sul frutto carnoso. Accattivante il finale morbido che non pregiudica però la sua funzione di vino per tutte le occasioni, dal tagliere fino alla zuppa.

Montepulciano d’Abruzzo 2015
E’ questo un Montepulciano concreto e sanguigno, con una dominante di frutti rossi maturi snelliti da una fresca balsamicità portata in dote forse dalle vecchie vigne. I tannini giustamente vivi e l’alcol ancora “scoperto” fanno partire il gusto dell’attesa, seppur breve, in vista dell’equilibrio per un vino che non perderà comunque la sua immediatezza.

Montepulciano d’Abruzzo 2011
Il giovane enologo si misura anche con il legno e propone questa annata con affinamento in rovere francese di primo e secondo passaggio. Uva molto matura proveniente da vigna di quindici anni e poi nessuna filtrazione né chiarifica.
Il colore è ancora scurissimo e, passato l’impatto alcolico, emergono confettura di amarena e prugna con un lieve senso di frutta secca a guscio, contornati da umido di sottobosco. Il tannino è ben integrato e fine, ma i terziari di cuoio e tabacco risultano come scollegati dalla rusticità di fondo. C’è spazio anche per questo tipo di Montepulciano, anche se noi abbiamo preferito il carattere diretto e preciso del precedente.

Trebbiano (fermentazione spontanea)
Un floreale schivo e un colore freddo non ci devono intimorire per puntare ad apprezzare un vino ancora scomposto ma affascinante: volatile sotto controllo e mineralità spiccata, su una scia che punterà sempre più verso camomilla e fiori di campo. Seppur non particolarmente fresco, è un vino che richiede attesa e ci sorprenderà dopo il giusto affinamento in bottiglia. Da acquistate e nascondere.
Cococciola 2016
Fabio ci presenta il suo nuovo prodotto, ancora in fase di affinamento per qualche mese, figlio di una ottima base che egli ricorda con vivo piacere.
La bollicina è ancora sferzante ma l’attacco va verso la direzione cercata: citrico, fresco, immediato. La susina gialla lascia il posto al finale che ricorda il cedro e la sua scorza; i soli 11 gradi alcolici lo rendono “pericolosamente” beverino. Speriamo vivamente che questa nuova linea abbia continuità e ancora margini di perfezionamento.

L’Abruzzo enologico e rurale si sveglia e parte alla volta della qualità, dimenticando pian piano le grosse rese e la produzione di vini da taglio; un passato seppur recente che però, e per fortuna, le nuove generazioni di professionisti non vogliono più ricordare.
Pierluigi Aielli
(Addetto Stampa CdG)

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giovedì 1 febbraio 2018

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