mercoledì 11 maggio 2016

BA BA BA…BR

 “BA BA BA…BR” 
Degustazione CdG alla cieca- 24/02/2016

Con il vino servito alla temperatura ottimale nel calice adatto, la bottiglia in bella mostra e magari con il produttore che ce lo “racconta”, forse anche i nostri sensi si lasciano convincere e a volte traviare. Ma davanti ad una sfilza di bottiglie bendate è proprio il caso di accendere il motore delle sensazioni e vedere dove il nostro giudizio va a parare.






















La Confraternita del Grappolo non è nuova a questo tipo di esperienza e questa sera accetta di buon grado di lasciarsi coinvolgere nel degustare le 8 bottiglie coperte proposte dalla consorella Katiuscia Di Ciano e dal “Boss” del Comitato di Degustazione Giuliano Bellicoso.


Questa modalità, utilizzata spesso per la redazione di guide o concorsi enologici, si presta bene anche come gioco: l’intento della serata è proprio volto alla didattica e alla crescita comune della capacità di degustazione senza dimenticare il sano divertimento di confrontarsi in allegria.
Apprezzare un film senza conoscerne il regista, rimanere stupiti davanti ad un dipinto senza vederne la firma o disprezzare una musica composta magari da un grande artista, a volte è l’occasione giusta per testare sé stessi, la propria capacità di giudizio, il proprio gusto.
L’imparzialità e l’attendibilità del risultato si gioca sul numero degli indizi che vengono forniti: stasera sappiamo solo che sono vini rossi e che il titolo ha fatto pensare a più di uno di noi che quelle sillabe potessero essere le iniziali di notissimi vini piemontesi e magari un toscano… Chissà.
Successivamente al primo assaggio, una volta ascoltate le prime impressioni si ritornerà sui calici per una seconda analisi con le bottiglie ancora coperte, per verificare se le sensazioni si sono modificate mentre i nostri palati mettono in ordine le idee. Le etichette verranno svelate solo alla fine, mentre per il lettore di questo articolo riporteremo le identità delle bottiglie alla fine di ogni singola descrizione.
Comunque il primo segnale positivo che ci si aspettava da questo tipo di degustazione, e che si nota stasera appena dopo il servizio dei vini, è la concentrazione che traspare dai volti attenti di tutti i confratelli.
L’effetto “esame” funziona molto bene e sicuramente regalerà sorprese. Vediamo.

1.
Il primo vino si presenta in un rosso rubino/granata intenso e limpido; al naso risulta piacevole ma un po’ monocorde, con poco frutto e terziario di cuoio non troppo elegante. Il calore alcolico è potente sorretto da tannini che fanno pensare qualcuno ad un’annata fredda; carenze in complessità ed equilibrio sarebbero penalizzanti per un vino non giovanissimo. Apprezzata la sapidità, è forse lo stile tradizionale un po’ rustico che non convince alcuni. Al secondo passaggio sul calice, dopo aver sentito tutti gli altri, i due enologi presenti gridano al “bret!” evidenziando la leggera nota poco gradevole che fa pensare ad una contaminazione delle botti. Voto (media complessiva): 79.
G. Bianco – Barbera d’Alba 2009


2.
Nel secondo calice si ripete il manto rosso del precedente ma più lucente; il naso ne evidenzia l’evoluzione:
tostato di caffè, cuoio e polvere accompagnati da un fruttato maturo quasi da appassimento. I tannini ancora un po’ “verdi” e l’acidità spinta mostrano però la poca corrispondenza con quanto evocato nelle olfazioni. Convince poco e qualcuno si spinge a pensare che si tratti di un vitigno non proprio nordico. Voto: 74.
Braida – Barbera d’Asti “Bricco della Bigotta” 2008


 3.
Con il terzo vino il gioco dura pochissimo: le evidenti note ossidative, alla vista ma ancor più al naso, fanno sì che venga quasi subito abbandonato. Chi proseguendo lo assaggia, conferma quanto stabilito e, definito da qualcuno, “morto”. Voto: n.c.
Braida – Barbera d’Asti “Bricco dell’Uccellone” 1991


4.
La veste granata luminosa del quarto vino fa dimenticare in fretta il precedente: un ventaglio elegante si apre subito su arancia amara e viola con lievi note speziate. In bocca i tannini asciugano a dovere e invitano l’abbinamento alla succulenza del cibo. E’ il primo della serie che convince e, tornandoci sopra a giochi fatti, siamo sicuri che meritasse di più. Comunque nebbiolo per più di uno di noi. 
Voto: 83.
G. Bianco – Barbaresco “Pora” 2008
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5.
Il quinto campione fa pensare ad un’altra “dipartita” con i riflessi spenti color mattone e un naso molle che annoia e ricorda il nocino. Assolutamente non riconducibile nemmeno per i più esperti in sala. Amen. Voto: n.c.
Gaja – Barbaresco “Sorì Tildin” 1989


6.
Si prosegue con un vino granato tenue e limpido che fa un po’ di capricci e stenta a parlare di sé. Dopo un dovuto “quarto d’ora accademico” di gira e rigira nel calice, si mostra suadente con tannini eleganti e note di goudron. Per alcuni il migliore della serata, anche se le note ematiche percepite nel secondo assaggio hanno fatto pensare (scopriremo poi erroneamente!) ad un toscano di buona famiglia. Voto: 87.
Cascina Chicco – Barolo Riserva “Ginestra” 2008























7.
Le due bottiglie del settimo vino proposto sfortunatamente non si assomigliano e in quella servita sul lato destro della tavolata fa capolino il sentore di tappo. Non giudicabile per alcuni di noi, ma gli altri ci raccontano di un naso convincente che si evolve su complessità speziate ed erbacee da ricordare un cabernet e di un forte impatto sul palato di un tannino coerente definito “muscolare”. Nessuno si sbilancia sulla provenienza. Voto: 85.
Elio Altare – Barolo Cerretta DOCG “Vigna Bricco” 2008


8.
Per finire, l’ultimo calice rubino tenue con bordo granato, non si concede subito con il suo naso stretto su un fruttato rosso maturo; la sua morbidezza di facile approccio fa sbilanciare qualcuno che lo definisce “costruito, ma fatto bene”. Quella parte di equilibrio che potrebbe fare la differenza forse arriverà col tempo. Il residuo zuccherino e la volatile un po’ altina (su una delle bottiglie) farebbe pensare ad uno stile voluto, ricercato. Fatto sta che l’epilogo convince. Voto: 90.
Colle Massari – Brunello di Montalcino DOCG “Poggio di Sotto” 2010

 





















Buona era l’intuizione evinta dal titolo, ritrovando il Piemonte con BA(rbera-rbaresco-rolo) e la Toscana col BR(unello) a farci scervellare tra i sorsi. I Barbera sono i vini che hanno convinto di meno, ma andranno sicuramente riassaggiati. I Barolo sono quelli che nell’immaginario si sono divertiti di più, giocando a sembrare un sanguigno toscano (Cascina Chicco) o assumendo caratteri irruenti da internazionale (Cerretta). Peccato per “Bricco dell’Uccellone” che appare purtroppo come un volatile spennato mentre in altre occasioni ha sempre stupito per classe e longevità. Mi asterrei dal fare battute sul Gaja del 1989 viste le diverse centinaia di euro della quotazione, puntualizzando solo che sarebbe stato meraviglioso condividere con tutti i presenti un vino di tale levatura nel pieno della forma, proprio come quella degustata un annetto fa a casa di un confratello. Poesia amara del vino, trattandosi della stessa annata.


Ci portiamo a casa comunque una buona dose di insegnamenti volti a prevenire i preconcetti radicati nelle etichette blasonate e la presunzione che a volte ci può pervadere su argomenti noti.

Riguardo ai voti espressi mi sento di dire che i nostri tecnici che hanno il “mestiere” sono abituati a condensare in un numero a doppia cifra il giudizio complessivo, gli altri forse risultano un tantino impietosi o, come me, un po’ troppo di manica larga. Tra i calici scolmi anche la matematica è preda delle opinioni. Per fortuna.


Pierluigi Aielli
(Addetto Stampa CdG)

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